Come pensiamo

Come pensiamo

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Indice

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I sensi come canali percettivi
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I sensi come filtri percettivi
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I sensi come canali rappresentazionali
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Esperienza primaria ed esperienza secondaria
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Dove dirigi la tua telecamera mentale?
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Rendi consci i tuoi pensieri inconsci

Capire come pensiamo, e cioè, quali specifiche attività svolgiamo all’interno della nostra mente mentre “pensiamo”, serve a gestire consapevolmente i pensieri, e di conseguenza, gli stati d’animo e i comportamenti.

In un articolo precedente abbiamo visto come creiamo la nostra “mappa del mondo”, e cioè la nostra visione delle cose, e come questa influenzi profondamente il nostro processo di pensiero.

Nello stesso articolo abbiamo anche accennato al fatto che quando pensiamo utilizziamo i nostri cinque sensi e che questi svolgono diverse funzioni, in quanto sono:

  • dei filtri che, appunto, filtrano la nostra percezione dell’esperienza;
  • i canali attraverso i quali percepiamo l’esperienza;
  • il mezzo attraverso il quale ci rappresentiamo l’esperienza.

Perciò, i nostri cinque sensi hanno molto a che fare con il nostro processo di pensiero.

Potremmo dire che i sensi sono gli elementi “fondanti”, gli elementi costitutivi, del nostro processo di pensiero e quindi della nostra esperienza soggettiva.

Canali percettivi

I sensi come

canali percettivi

I nostri cinque sensi sono la nostra finestra sul mondo.

Tutti noi utilizziamo li utilizziamo per ricevere le informazioni che provengono dal mondo esterno.

Conosciamo il mondo perché lo vediamo, lo ascoltiamo, lo percepiamo, lo odoriamo e qualche volta lo gustiamo.

Se non avessimo i cinque sensi a nostra disposizione, saremmo insensibili e impermeabili a tutto ciò che accade intorno a noi.

È importante o è urgente? Non urgente e importante

I sensi come

filtri percettivi

I sensi sono anche dei I filtri percettivi, o filtri neurologici, in quanto la capacità percettiva dei nostri sensi è limitata.

Per esempio, l’occhio umano percepisce le lunghezze d’onda comprese tra i 400 e i 700 nm.

Quelle di lunghezza inferiore o superiore esistono, ma noi non le possiamo vedere.

Quindi, i nostri sensi ci consentono di percepire alcune porzioni della realtà, ma ci impediscono di coglierne altre.

Sistemi rappresentazionali

I sensi come canali

rappresentazionali

I sensi sono anche i canali che utilizziamo per processare le informazioni all’interno della nostra mente quando pensiamo.

Soffermati per un istante a pensare ai tuoi pensieri; quando pensi, vedi delle immagini, odi dei suoni e poi commenti queste rappresentazioni attraverso il tuo dialogo interno. Di conseguenza, provi delle sensazioni, degli stati d’animo o delle emozioni.

Torna con la memoria a un qualsiasi evento della tua vita, e nota ciò che accade.

Per esempio, potresti ricordare un momento romantico davanti al fuoco acceso del caminetto. Potresti rivedere le immagini, riascoltare la voce del tuo partner e sentire il suo tocco leggero. Forse potresti anche percepire di nuovo il profumo della legna che brucia e il sapore del brandy che stavi bevendo allora. Osservando la scena potresti commentarla con la tua voce interiore e, come puoi ben immaginare, tutto questo “materiale” che occupa la tua mente, ha un impatto sul modo in cui ti senti.

Quando usiamo i sensi per rappresentarci in questo modo le informazioni all’interno della nostra mente, i canali più importanti sono:

  • la vista;
  • l’udito (compreso l’auditivo digitale, e cioè il dialogo interno);
  • le sensazioni.

Quando invece utilizziamo i sensi per ricevere le informazioni dal mondo esterno, tutti i sensi sono quasi ugualmente importanti.

Quasi ugualmente importanti per due motivi:

  • in linea generale, gli esseri umani sono creature prevalentemente visive;
  • tuttavia, ogni singola persona ha delle preferenze e tende a prediligere un canale rappresentazionale piuttosto che un altro.

P.S. Per maggiori informazioni sui sistemi rappresentazionali, iscriviti gratuitamente al Portale di Accademia Italiana di PNL e vai all’articolo “Sistemi Rappresentazionali”

Esperienza-primaria-e-secondaria copia

Esperienza

primaria e secondaria

Perciò, nella vita reale facciamo un’esperienza che chiamiamo “esperienza primaria”, mentre nella nostra mente facciamo o rifacciamo un’altra esperienza che chiamiamo “esperienza secondaria”.

Ora, come abbiamo già avuto modo di osservare parlando del processo di mappatura, e cioè del come facciamo a crearci la nostra personale visione del mondo e delle cose, tra l’esperienza primaria e quella secondaria di solito esistono grandi differenze.

Come abbiamo avuto modo di osservare in diversi articoli precedenti (La mappa non è il territorio, La nostra mappa genera il nostro comportamento, Come creiamo le nostre mappe), queste differenze dipendono in gran parte dal nostro processo di mappatura.

Tuttavia, la qualità della nostra esperienza secondaria dipende anche da dove dirigiamo la nostra attenzione.

Telecamera mentale

 

Dove dirigi la tua

telecamera mentale?

Dove dirigi la tua telecamera mentale? Che cosa inquadri? Che cosa ti rappresenti all’interno della tua mente? Cosa vedi? Cosa ascolti? Cosa ti dici? Cosa senti?

Per esempio, se tu pensassi sempre ai problemi, limitandoti a osservarli e a piangerti addosso, faresti fatica a trovare le soluzioni e probabilmente finiresti per non sentirti particolarmente bene.

Se tu guardassi costantemente al passato, dicendo a te stesso che i bei vecchi tempi non torneranno più, di nuovo finiresti per non sentirti particolarmente bene.

Il nostro sistema nervoso funziona un po’ come una valvola riducente. Se ti chiedessi quanti motivi hai per essere felice, nel rispondermi cancelleresti tutti i motivi che hai per essere triste, e viceversa.

So bene che tutto questo è ovvio, ma nonostante sia ovvio la maggior parte delle persone continua a pensare in modo inutilmente depotenziante, perché, come si dice, tra il dire e il fare, c’è di mezzo il fare!

Da inconscio a conscio

Rendi consci

i tuoi pensieri inconsci

Perciò, la prima cosa da fare è notare dove dirigi la tua attenzione, prestare attenzione conscia ai tuoi pensieri.

Il motivo per il quale è importante prestare attenzione conscia ai propri pensieri, è che di solito li produciamo in maniera inconscia e, quindi, sfuggono al nostro controllo.

Non so se hai notato che tutti noi tendiamo a pensare gli stessi pensieri tutti i giorni.

Questo dipende dal fatto che anche i nostri pensieri diventano abitudini, cablate neurologicamente nel nostro cervello attraverso la ripetizione.

Gli schemi di pensiero vengono depositati nell’inconscio, che è molto potente, ma ha un piccolo difetto; impara tutto, anche tutto ciò che non è appropriato per noi.

Perciò, una volta depositato nell’inconscio uno schema di pensiero depotenziate, l’inconscio, indifferente al fatto che quel pensiero sia, appunto, depontenziate, te lo riproporrà comunque.

Ecco perché il conscio dovrebbe occuparsi di dare una direzione all’incoscio, selezionando con attenzione la qualità dei nostri pensieri.

Verifica il tuo obiettivo

Verifica il tuo obiettivo

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Indice

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L'ambiente
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Il comportamento
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Le capacità
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Le convinzioni
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I valori
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L'identità
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Lo spirito
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L'allineamento

Verifica il tuo obiettivo significa; “verifica che il tuo obiettivo sia allineato a tutti i livelli logici“, e cioè a tutti i livelli di cambiamento necessari per realizzarlo.

Questa verifica ti consente, appunto, di verificare che esistano tutte le condizioni adatte alla trasformazione del tuo obiettivo in un risultato.

Perciò, verificherai di

  • avere a disposizione l’ambiente adeguato alla realizzazione del tuo obiettivo;
  • mettere in atto i comportamenti funzionali alla realizzazione del tuo obiettivo;
  • possedere le competenze necessarie per poter raggiungere il tuo obiettivo;
  • avere le giuste convinzioni e cioè credere che l’obiettivo sia raggiungibile;
  • accertarti che la realizzazione dell’obiettivo sia allineata ai tuoi valori;
  • credere di essere la persona giusta per poterlo realizzare, e cioè non solo credere che l’obiettivo sia oggettivamente raggiungibile, ma credere anche che sia raggiungibile per te;
  • conoscere lo scopo superiore dell’obiettivo, e cioè per chi o per cosa lo vuoi realizzare, così da essere certo che ne valga la pena.

Di obiettivo abbiamo già parlato molto, in diversi articoli, che riassumo qui sotto per tua comodità:

Quello che ti propongo in questo articolo è un’ultima importante verifica, che ti consente di accertarti definitivamente che tutte, ma proprio tutte, le condizione per la realizzazione del tuo obiettivo siano presenti e allineate tra di loro.

L’ambiente

L'ambiente

Come abbiamo già avuto modo di osservare nell’articolo “Le fondamenta dell’autostima”, dove si parla di “Livelli Logici”, per “ambiente” s’intende l’ambiente all’interno del quale agiamo e tutto ciò che ci circonda:

  • in primis, l’ambiente fisico nel quale viviamo e lavoriamo, come la nostra casa, il nostro ufficio, la città o il luogo dove viviamo;
  • l’ambiente socio-economico e culturale nel quale operiamo;
  • le persone che ci circondano e con le quali ci relazioniamo.

Qualsiasi ambiente presenta sia impedimenti che opportunità.

A questo livello, dovrai dunque verificare che:

  • nell’ambiente nel quale andrai a realizzare il tuo obiettivo non vi siano impedimenti rispetto alla sua realizzazione;
  • ti siano chiare tutte le opportunità che l’ambiente presenta, così che tu possa essere certo di coglierle.

Per esempio, potresti voler aprire un nuovo ramo d’azienda. L’ambiente che hai a disposizione è o non è adeguato al tipo di attività che intendi svolgere?

Hai esplorato tutte le opportunità di finanziamento presenti nell’ambiente?

Il comportamento

Il comportamento

Il comportamento non è altro che le azioni e le reazioni che metti in atto nell’ambiente: quello che fai e quello che non fai per raggiungere il tuo obiettivo:

  • Metti in atto tutte le azioni necessarie?
  • Eviti di fare tutto ciò che potrebbe interferire con la realizzazione del tuo obiettivo?

Per esempio, immagina di essere un consulente finanziario che vuole ottenere un risultato di raccolta.

Sulla base delle tue statistiche, fai tutte le chiamate necessarie?

Oppure, diciamo che hai appena aperto una nuova società con un nuovo socio. Riesci a evitare di attaccarlo a ogni occasione possibile?

Le capacità

Le capacità

Il livello delle capacità si riferisce al “Come” fai quello che fai, al “Come” metti in atto i comportamenti, le azioni e le reazioni, nell’ambiente.

Hai le capacità necessarie a fare ciò che serve per la realizzazione del tuo obiettivo?

Qualora ti mancassero, puoi acquisirle?

Qualora tu non potessi acquisirle direttamente, puoi acquistarle sul mercato?

Se vuoi approfondire il tema delle capacità, che in effetti riguarda tanto le strategia, quanto le mappe mentali e gli stati emotivi a partire dai quali operi, vai all’articolo “Le fondamenta dell’autostima e del benessere”.

Le convinzioni

Le convinzioni

Le convinzioni sono un senso di certezza verso qualcosa.

Per esempio, ciò che credi essere vero o falso, buono o cattivo. Ciò che credi abbia valore oppure no. Non è un caso che, nel modello dei “Livelli Logici”, i valori e le convinzioni si pongano sullo stesso livello.

Le convinzioni, infatti, “traducono” i nostri valori in modo da darci una guida nell’agire quotidiano. Pensa ad affermazioni come:

Il successo (valore) è frutto del duro lavoro.

Piuttosto che:

Il successo è tutta una questione di fortuna.

Le nostre convinzioni non sono necessariamente ‘vere’, tuttavia plasmano la nostra realtà.

In effetti, le convinzioni hanno un grande impatto sulla nostra vita, perché dirigono il nostro agire quotidiano e i nostri risultati.

Per esempio, se credi che qualcosa non sia possibile, non farai nulla per ottenerla, se credi che qualcosa sia “sbagliato”, eviterai di farlo.

Tieni anche presente che le nostre convinzioni sono, per ognuno di noi, un ‘terreno sacro’, perché sono la fonte del nostro senso di sicurezza.

Infatti, spesso siamo disposti a difenderle anche quando non sono funzionali al nostro benessere.

Perciò, relativamente al tuo obiettivo, la domanda è:

Credi davvero che il tuo obiettivo sia oggettivamente realizzabile?

Se tu avessi dei dubbi in proposito, probabilmente faticheresti molto a trasformare il tuo obiettivo nel risultato desiderato.

Quello che potrebbe accadere è che potresti non vedere tutte le opportunità e potresti non mettere in campo tutte le tue risorse.

I valori

I valori

Il vocabolario Treccani, tra le tante definizioni di “valore”, dice:

L’Importanza che una cosa, materiale o astratta, ha, sia oggettivamente in sé stessa, sia soggettivamente nel giudizio dei singoli.

In PNL, i valori rispondono alla domanda:

Che cosa è davvero importante per te? Che cosa ci deve essere nella tua vita affinché tu possa dire di vivere la vita che desideri?

Perciò, nel momento in cui pensi che la realizzazione di un obiettivo sia in conflitto con uno dei tuoi valori, difficilmente vorresti e/o potresti trasformarlo in un risultato.

Un esempio tipico: un commerciale al quale venga chiesto di vendere armi e il cui primo valore sia la pace e il rispetto della vita umana.

L’identità

L'identità

Il livello dell’identità ha nuovamente a che fare con le convinzioni, e risponde alla domanda «Chi sono io?», o meglio, «Chi penso di essere?».

Le convinzioni che noi abbiamo su noi stessi sono convinzioni di un livello superiore, perché, rispetto a tutte le altre, hanno un impatto ancora più forte sulla nostra vita.

Si traducono in affermazioni quali: «Sono intelligente/stupido – Sono una persona di valore/sono una persona di scarso valore – Ce la posso fare/non ce la posso fare – Sono bello/sono brutto, etc».

Come abbiamo già avuto modo di osservare, le nostre convinzioni non sono la realtà, ma creano la nostra realtà.

Relativamente al tema degli obiettivi, la domanda è:

Oltre a credere che l’obiettivo sia oggettivamente raggiungibile, credo anche che sia raggiungibile per me? Credo di avere le qualità e le competenze per poterlo raggiungere?

Lo spirito

Lo spirito

Infine, l’ultimo livello, rappresenta ‘lo spirito’, dove per ‘spirito’ s’intendono i sistemi, superiori all’individuo, di cui l’individuo fa parte o di cui sente di fare parte.

Perciò, potrebbe trattarsi della famiglia o dell’azienda, ma anche dell’umanità intera, del campo quantico o della divinità.

Stiamo perciò parlando tanto dei sistemi ai quali oggettivamente la persona appartiene, quanto di quelli a cui sente di appartenere, quelli che sono importanti per lei.

Relativamente all’obiettivo, la domanda è:

Per chi o per cosa lo faccio? Per chi o per cosa voglio raggiungere il mio obiettivo?

Questo ci porta alla distinzione tra obiettivo e scopo:

  • L’obiettivo risponde alla domanda: «Cosa vuoi?»
  • Lo scopo risponde alla domanda; «Perché lo vuoi? Per chi, per cosa, lo vuoi?»

Nella pratica:

  • Obiettivo: «Voglio guadagnare ‘X’ euro all’anno»
  • Scopo: «Voglio guadagnare ‘X’ euro all’anno perché voglio poter permettere ai miei figli di andare a studiare all’estero».

È evidente che la motivazione più forte risieda nell’obiettivo. Quando abbiamo un ‘perché’ importante, diventiamo inarrestabili ed è molto più probabile che si raggiunga l’obiettivo

L’allineamento

Allineamento

Quando tutti questi livelli sono allineati, allora hai davvero la certezza che vi siano tutte le condizioni necessarie alla realizzazione del tuo obiettivo.

Certo, le medesime verifiche le fai anche in fase di definizione dell’obiettivo, attraverso l’utilizzo del modello dell’Obiettivo Ben Formato.

Qual è quindi la differenza tra ‘Obiettivo Ben Formato’ e ‘Allineamento dell’obiettivo ai Livelli Logici’? 

La differenza risiede nel fatto che l’obiettivo ben formato lo fai in via preventiva, mentre l’allineamento ai livelli logici lo fai sia in via preventiva che ‘in corso d’opera’.

Questo ti consentirà, per esempio, di verificare che i comportamenti che stai mettendo in atto siano allineati a quanto ti serve fare e continuino ad esserlo finché non avrai raggiunto l’obiettivo.

Inoltre, il processo di allineamento ti consente anche di verificare che le condizioni necessarie alla realizzazione dell’obiettivo, oltre a esserci, siano anche tutte allineate, o in armonia, una con l’altra.

Perciò, quando hai un obiettivo davvero importante, ti suggerisco di seguire i seguenti passaggi:

  1. Obiettivo Ben Formato.
  2. Esplorazione dell’obiettivo attraverso i processi di chunking.
  3. Allineamento dell’obiettivo ai Livelli Logici.
Mappe ricche e mappe impoverite

Mappe ricche e mappe impoverite

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Indice

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Una storia
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La cancellazione dei dati
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La distorsione dei dati
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La generalizzazione dei dati
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L'impoverimento delle mappe

In un articolo precedente abbiamo avuto modo di vedere che ognuno di noi ha una propria personale visione, o mappa, della realtà, e che  esistono mappe ricche e mappe impoverite.

Se tu non lo avessi ancora fatto, ti suggerisco di leggere gli articoli precedenti sul processo di mappatura e cioè sul come ognuno di noi crea una propria personale visione delle cose.

Per tua comodità li riassumo qui di seguito:

Detto ciò, quello su cui voglio focalizzare la tua attenzione ora, è la distinzione tra mappe ricche e mappe impoverite.

Le mappe ricche ci sonsentono di notare informazioni e distinzioni. Informazioni e distinzioni che a loro volta ci permettono di vedere opzioni e possibilità e, di conseguenza, ci fanno sentire bene.

Le mappe, o visioni delle cose, impoverite, cancellano invece informazioni e distinzioni.

Ora vedremo come, in assenza d’informazioni e di distinzioni, finiamo per avere, o per pensare di avere, meno opzioni di scelta e possibilità, e come, di conseguenza, viviamo uno stato di malessere.

Sempre nell’articolo precedente, abbiamo anche visto come facciamo a creare le nostre mappe della realtà.

Lo facciamo fondamentalmente attraverso attraverso tre processi, processi che sono tutti utili, anzi indispensabili e inevitabili, e che sono:

  • Cancellazione
  • Distorsione
  • Generalizzazione

Tuttavia capita che si commettano degli “errori di mappatura” e cioè che questi tre processi vengano utilizzati male e ci si “ritorcano contro”, portandoci a creare delle mappe impoverite.

Ora andiamo a vedere, attraverso un esempio pratico, come ciò avvenga.

Una storia

Una storia

Per farti l’esempio pratico di quanto detto, ti racconto una storia.

Immagina una giovanissima coppia di “fidanzatini”, Elena e Giorgio; la prima scintilla di innamoramento tra due giovanissime creature, quasi dei bambini.

Sono molto amici, si vogliono bene e si sentono irresistibilmente attratti l’uno dall’altra. Come puoi immaginare sono scombussolati da questi sentimenti che neppure capiscono bene.

Comunque sia, tutto va per il meglio; Elena è felice, Giorgio la tratta come una piccola principessa anticipando ogni suo desiderio e colmandola di attenzioni.

Tuttavia, dopo un certo periodo di tempo, le cose cominciano a cambiare; Giorgio è sempre più distratto, le attenzioni si diradano ed Elena comincia a sentirsi a disagio e a soffrire.

Un brutto giorno, Giorgio dice a Elena di aver conosciuto un’altra “ragazza” e la lascia.

Elena è disperata, le è crollato il mondo addosso, il dolore è insopportabile e lei non sa come gestirlo.

Questo terribile dolore la porta a “commettere degli errori di mappatura”.

Vediamo come.

La cancellazione

La cancellazione

dei dati

Come dicevamo, Elena sta soffrendo terribilmente. Nel suo dolore, dimentica tutte le cose belle che Giorgio ha fatto per lei nel corso del tempo.

Tutto quello a cui Elena riesce a pensare, tutto ciò che riesce a ricordare, è il momento dell’abbandono e il dolore straziante che ne è conseguito.

Perciò, Elena, nel suo dolore cancella dei dati che le sarebbero stati utili per elaborare la propria esperienza e attribuire i corretti significati a quanto accaduto.

La distorsione

La distorsione

dei dati

Elena, avendo cancellato dei dati dal suo focus di attenzione, rimane con dei dati parziali; l’abbandono da parte di Giorgio e il conseguente dolore.

Questi dati parziali non sono più “bilanciati” dai dati cancellati:

  • Tutte le cose carine che nel tempo Giorgio a fatto per lei.
  • Il fatto che non l’abbia “tradita” con un’altra, ma le abbia solo correttamente comunicato i suoi sentimenti e la sua decisione.

Di conseguenza, Elena distorce il significato dei dati rimasti in suo possesso, arrivando così alla conclusione che “Giorgio è un figlio di… buona donna!”.

La generalizzazione

La generalizzazione

dei dati

Com’è nell’esperienza di tutti, il dolore a volte c’impedisce di pensare lucidamente.

Quindi la nostra Elena, mette in atto in modo automatico il terzo dei nostri processi di mappatura; generalizza.

Generalizza le conclusioni a cui è arrivata, passando così da: “Enrico è un figlio di buona donna” a: “Tutti gli uomini sono dei figli di buona donna”.

La suddetta generalizzazione si traduce quindi in una convinzione limitante che sicuramente non rappresenta un buon punto di partenza per la gestione dei suoi futuri rapporti sentimentali.

L’impoverimento delle mappe

L'impoverimento delle mappe

Come abbiamo appena visto, Elena, nel suo processo di mappatura e cioè di creazione della sua personale mappa della realtà, ha commesso degli errori:

  • Ha cancellato informazioni rilevanti.
  • Ha distorto il significato di quanto accaduto.
  • Ha sovra-generalizzato le conclusioni a cui è arrivata sulla base delle due operazioni precedenti.

Così Elena, nella sua mappa, ha perso di vista delle distinzioni. Quali? Beh, che Giorgio è diverso da Andrea, che a sua volta è diverso da Federico, e così via.

Ora, la domanda che ti faccio è “quando perdiamo di vista delle distinzioni, abbiamo più o meno opzioni di scelta?”.

E la risposta non può che essere “meno”. Se tutti gli uomini sono uguali e non mi piace il modo in cui sono, quante scelte ho? Nessuna!

E quando non abbiamo scelte o abbiamo poche opzioni di scelta, nessuna delle quali ci piace particolarmente, come possiamo stare?

Probabilmente male! Ecco come facciamo a procurarci inutili sofferenze. Facciamo tutto da soli! E, come dice Bandler, le persone che lo fanno non sono “rotte, pazze o malate”, ma semplicemente hanno un’immagine del mondo che non è messa a fuoco con chiarezza.

Tutto ciò ha delle conseguenze, non solo sul nostro benessere, ma anche sul nostro comportamento.

Perché, come abbiamo visto in un articolo precedente, tutti noi abbiamo la curiosa tendenza a comportarci in funzione della nostra mappa del mondo.

E cioè, ci comportiamo non sulla base di ciò che è accaduto, ma sulla base della nostra personale rappresentazione di ciò che è accaduto.

Perciò, se vuoi cambiare il tuo comportamento, o il comportamento di qualcun altro, dovrai cambiare la relativa mappa.

In un prossimo articolo andremo a vedere come farlo efficacemente attraverso le domande.

Come creiamo le nostre mappe

Come creiamo le nostre mappe

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Indice

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Dal territorio alla mappa
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I Filtri
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I filtri neurologici: i nostri 5 sensi
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I filtri sociali: la cultura
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I filtri individuali: l'esperienza soggettiva
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I processi universali di modellamento
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La cancellazione
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La distorsione
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La generalizzazione
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Ci sono mappe e mappe!

Come creiamo le nostre mappe, la personale visione delle cose

In questo articolo ci occupiamo di comprendere come creiamo le nostre mappe, la nostra soggettiva visione della realtà.

In un’articolo precedente abbiamo avuto modo di vedere che la mappa non è il territorio, e cioè che ognuno di noi ha una personale visione della realtà, e che questa è inevitabilmente diversa:

  • Dalla realtà stessa.
  • Dalla visione che chiunque altro abbia della realtà.

Sempre nel suddetto articolo abbiamo anche esplorato le implicazioni e le conseguenze pratiche di tutto ciò.

In un altro artico abbiamo avuto modo di vedere che è la nostra mappa del mondo e non il territorio a generare il nostro comportamento.

Ora non rimane che comprendere in che modo creiamo le nostre mappe, perché questo ci sarà utile nel capire come poterle cambiare.

Ma perché vogliamo poter aggiornare le nostre mappe?

Perché non sempre queste sono funzionali al nostro benessere e alla realizzazione dei nostri valori e dei nostri obiettivi.

Dal territorio alla mappa

Come creiamo le nostre mappe: dal territorio alla mappa

Siamo tutti uguali

Noi esseri umani, da un certo punto di vista, siamo tutti uguali, nel senso che neurologicamente, biologicamente e chimicamente, funzioniamo tutti allo stesso modo.

Per dirlo in modo diverso, ogni comportamento umano è riconducibile ai programmi di funzionamento del nostro sistema nervoso. L’hardware è il medesimo per tutti noi.

Siamo tutti diversi

Visto che funzioniamo tutti allo stesso modo, come è possibile che le persone, poste di fronte alle medesime esperienze, o a esperienze analoghe, reagiscano in modi così di versi tra loro?

Come avviene che alcune persone riescano a superare anche momenti di grandissima difficoltà mentre altri soccombono al primo ostacolo?

Come mai alcuni di noi riescono a soffrire anche in situazioni di agio, mentre altri riescono a prosperare anche in situazioni di disagio?

Richard Bandler e John Grinder, nel libro “La struttura della magia”, scrivono:

Mentre giungevamo a capire come mai alcune persone si procurino pene e tormenti, è stato molto importante renderci conto che esse non sono né cattive, né pazze, né malate.

 

In effetti costoro operano le migliori scelte di cui possono disporre nel loro particolare modello. In altre parole, il comportamento degli esseri umani, per quanto bizzarro possa sembrare a prima vista, ha un senso se lo si vede nel contesto delle scelte generate dal loro modello.

 

La difficoltà non sta nel fatto che essi effettuano la scelta sbagliata, ma che non hanno abbastanza scelte: non hanno un’immagine del mondo messa a fuoco con chiarezza

Le nostre mappe ci distinguono

Tutto ciò significa che coloro che rispondono più efficacemente alle situazioni della vita hanno creato mappe del mondo ricche, mappe che presentano variegate possibilità di scelta e opportunità.

Coloro che invece non rispondono efficacemente alle situazioni della vita, hanno creato mappe impoverite, mappe che hanno perso di vista informazioni e distinzioni e che di conseguenza non presentano possibilità di scelta e opportunità.

D’altra parte, in un articolo precedente, abbiamo già avuto modo di vedere che il nostro comportamento dipende dalla nostra mappa e che, se vogliamo cambiarlo, dobbiamo cambiare la mappa.

Perciò, a questo punto la domanda è, come possiamo aggiornare le nostre mappe?

Per comprenderlo dobbiamo capire cosa succede tra l’esperienza che facciamo nel mondo e la rappresentazione che ci creiamo di quell’esperienza.

Dobbiamo capire come facciamo a creare le nostre mappe.

Cosa succede tra il territorio e la mappa

Quello che succede tra la realtà e la nostra personale rappresentazione della realtà è che esistono condizionamenti e dei processi che mettiamo in atto in modo inconscio per elaborare i dati.

In due parole, esistono dei:

  • Filtri.
  • Processi universali di modellamento.

Andiamo ora a vedere più specificatamente di cosa si tratta.

I Filtri

I filtri

In primo luogo, tra la mappa e il territorio, esistono dei filtri.

Per essere più precisi, esistono 3 tipi di filtri:

  • Filtri neurologici.
  • Filtri sociali.
  • Filtri individuali.
I filtri neurologici: i sensi

I filtri neurologici:

i nostri cinque sensi

I Filtri Neurologici non sono che i nostri 5 sensi: la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto.

I nostri sensi sono la nostra finestra sul mondo; i canali attraverso i quali percepiamo le informazioni che provengono dal mondo esterno.

Tuttavia, esistono informazioni che stanno al di fuori dalla capacità percettiva dei nostri sensi.

Per esempio, l’occhio umano percepisce le lunghezze d’onda comprese tra i 400 e i 700 nm.

Quelle di lunghezza inferiore o superiore non è che non esistano, è che semplicemente noi non le possiamo vedere.

Perciò, possiamo dire che il nostro sistema nervoso filtra la nostra percezione della realtà.

È il primo tra gli elementi che creano una differenza tra ciò che accade e la nostra percezione di ciò che accade, tra il mondo e la rappresentazione che ne abbiamo.

Questi filtri neurologici sono uguali per tutti noi esseri umani e ci distinguono come specie.

I filtri sociali- la cultura

I filtri sociali:

la cultura

I filtri sociali non sono altro che la cultura di provenienza delle persone.

Per essere più precisi, sono il contesto storico, culturale, economico, politico, di provenienza.

Per fare un esempio semplice: una persona che proviene da un contesto culturale nel quale la poligamia è normale, avrà una visione della famiglia e dei rapporti di coppia molo diversa rispetto a chi proviene da un ambiente nel quale la poligamia è un reato penalmente perseguibile.

La cultura di provenienza è quindi un filtro che ci porta a interpretare ciò che accade in un modo piuttosto che nell’altro.

Un importante filtro sociale è proprio il linguaggio.

A questo proposito riporto un passaggio del libro “La struttura della Magia” di Richard Bandler e John Grinder:

In maidu, una lingua amerinda della California settentrionale, vi sono solo tre parole per descrivere lo spettro dei colori.

 

Esso è suddiviso in: lak (rosso), tit (verde, blu) e tulak (giallo, arancio, marrone).

 

Gli esseri umani riescono a distinguere tra 7.500.000 colori diversi all’interno dello spettro visibile, ma gli individui che parlano il maidu raggruppano di solito le loro esperienze nelle tre categorie fornitegli dalla loro lingua.

Perciò, anche i filtri sociali creano una differenza tra la realtà e la nostra visione della realtà.

Questa seconda serie di filtri comincia a distinguerci in funzione del gruppo sociale di provenienza.

I filtri individuali - L'esperienza soggettiva

I filtri individuali:

l’esperienza soggettiva

Ognuno di noi ha una propria storia personale, inevitabilmente diversa da quella di tutti gli altri.

Tutti noi facciamo esperienze diverse e, sulla base di quelle esperienze, nel tempo maturiamo interessi, valori, convinzioni e strategie diverse da quelle di chiunque altro.

È intuitivo comprendere che, anche due gemelli che crescendo condividono le medesime esperienze, non potranno mai:

  • Condividere tutte le medesime esperienze.
  • Percepire e interpretare le personali esperienze nel medesimo modo, neppure quelle condivise.

Di conseguenza, le personali esperienze e la personale percezione e interpretazione di dette esperienze, saranno a loro volta un filtro che ci porta a creare mappa diverse e ci distingue come singoli individui.

Potremmo dire che la mappa diviene il filtro di sé stessa.

I processi universali di modellamento

I processi universali di modellamento

I processi universali di modellamento, o processi universali di modellamento umano, si chiamano così perché:

  • Sono veri e propri processi di modellamento o di mappatura, che di si voglia, e cioè sono processi di creazione di una mappa o modello.
  • “Universali” perché tutti noi li utilizziamo, naturalmente in modo del tutto inconscio, per costruire la nostra mappa del mondo.
  • “Umano” per l’ovvio motivo che li utilizziamo noi esseri umani.

I processi universali di modellamento sono:

  1. Cancellazione
  2. Distorsione
  3. Generalizzazione

Questi tre processi di mappatura sono utili, anzi indispensabili alla nostra sopravvivenza e alla nostra evoluzione come individui e come specie.

Tuttavia, ogni tanto commettiamo degli errori di mappatura, nel senso che utilizziamo i processi di cancellazione, distorsione e generalizzazione nel modo sbagliato.

Questi errori di mappatura ci portano così a costruire una mappa del mondo non adeguata a generare comportamenti efficaci.

La cancellazione

La cancellazione

In ogni istante della nostra vita siamo costantemente esposti a un’infinità di stimoli sensoriali; le immagini, i suoni e le sensazioni.

È evidente che non possiamo processare tutte queste informazioni in modo conscio, perché andremmo in overload come un computer troppo carico di dati.

Perciò, per poter sopravvivere nel mondo delle informazioni, per poter prestare attenzione in modo selettivo, devi cancellare alcuni dati dalla tua consapevolezza conscia.

La cancellazione è quindi il procedimento con cui, selettivamente, prestiamo attenzione a certe dimensioni della nostra esperienza e ne escludiamo altre.

Per esempio, immagina di essere in una stanza piena di rumore mentre stai conversando con qualcuno. Senza neppure rendertene conto, riusciresti a escludere i rumori presenti nella stanza così da poterti concentrare sulla voce del tuo interlocutore.

Errori di mappatura

Quindi, la cancellazione, come tutti gli altri processi di modellamento, è un processo utile, anzi, indispensabile!

Tuttavia, ogni tanto commettiamo degli errori di mappatura, e questo processo “ci si rivolta contro” e ci crea un problema.

Come può accadere questo?

Normalmente, quando “mappiamo” nel modo giusto, i dati che cancelliamo sono dati irrilevanti in quella situazione e in quel contesto.

Per esempio, in questo momento potresti non prestare attenzione conscia, e quindi potresti non notare, il contatto del tuo corpo con la superficie sulla quale sei seduto o magari il contatto dei tuoi piedi con il pavimento (finché non lo nomino!).

Questo dipende dal fatto che stai leggendo queste righe e, di conseguenza, le suddette informazioni, per te in questo contesto, sono irrilevanti.

Ma se tu stessi scendendo lungo una ripida pietraia di montagna, il contatto dei piedi con il pavimento sarebbe un’informazione rilevante, e tu vi presteresti attenzione in modo spontaneo e naturale.

Potremmo dire che le cancellazioni sopra descritte sono “ben formate”.

Ma, vediamo ora un esempio di cancellazione “mal formata”.

Una persona con una bassa autostima potrebbe letteralmente cancellare, non udire le manifestazioni di stima che provengono dall’esterno.

In questo caso, abbiamo la cancellazione di dati rilevanti e significativi.

Questa persona finirebbe così per creare una mappa impoverita d’informazioni e non coerente con la realtà. Una mappa che la farebbe soffrire.

La distorsione

La distorsione

Quindi, come abbiamo appena visto, mentre facciamo esperienza della realtà, cancelliamo inevitabilmente dei dati, e ci ritroviamo quindi con delle informazioni parziali.

Ma queste informazioni ci servono comunque per capire che cosa è giusto o sbagliato, bene o male, utile o superfluo, vero o falso, e così via.

Di conseguenza dobbiamo fare operazioni quali:

  • Attribuire significati; per esempio, «Mio figlio va male a scuola, significa che ha problemi di apprendimento/è un menefreghista… » etc
  • Rapporti causa-effetto; per esempio, «Il successo è frutto del duro lavoro/della fortuna/del pelo sullo stomaco…»
  • Fare paragoni; per esempio, «Tu sei più buono/intelligente/sensibile/cattivo… di…».

Se non fosse per questo processo, non sapremmo come muoverci nel mondo, non saremmo in grado di progettare il futuro e non potremmo godere delle creazioni artistiche.

Tuttavia, queste operazioni comportano inevitabilmente una distorsione. Per definizione, una mappa o modello, è una rappresentazione distorta della realtà.

Anche la mappa più fedele, per esempio una fotografia, comporta una distorsione dei dati sensoriali.

Per fare un esempio pratico, che è nell’esperienza di noi tutti: in un determinato contesto, una persona è scortese con te e gentile con tutti gli altri.

Trai la conclusione che quella persona sia arrabbiata con te, e magari intuisci anche il motivo.

Potresti avere ragione, ma sarà per te impossibile comprendere fino in fondo tutte le sfumature del suo stato d’animo e tutti i suoi pensieri in proposito.

Nel migliore dei casi la tua comprensione sarà comunque approssimativa.

Errori di mappatura

Come puoi facilmente intuire, nel fare queste operazioni a volte abbiamo ragione, mentre altre volte abbiamo torto.

A volte “ci becchiamo”, nel senso che ci avviciniamo al reale significato di quanto accaduto, mentre altre volte distorciamo completamente il significato di quanto accaduto.

Queste distorsioni mal formate a volte provocano sofferenza. Pensa per esempio a operazioni come: “Tu non mi vuoi e questo significa che io non valgo nulla”.

Quello che poi accade è che ci sentiamo e ci comportiamo sulla base dei significati, dei rapporti causa-effetto e dei paragoni, che abbiamo effettuato.

La generalizzazione

La generalizzazione

Secondo il vocabolario Treccani, generalizzare significa:

Rendere generale; estendere, applicare a un intero gruppo di persone o di cose ciò che ha valore particolare o si riferisce al singolo.

Richard Bandler e John Grinder, nel libro “La struttura della magia”, definiscono la generalizzazione come:

il procedimento attraverso il quale alcuni elementi del modello di una persona vengono staccati dalla loro esperienza originaria e giungono a rappresentare l’intera categoria di cui l’esperienza è un esempio.

Anche la generalizzazione è un processo non solo utile, ma anche indispensabile.

Se non fossimo in grado di generalizzare non saremmo capaci di pensare in modo astratto e non saremmo capaci di pensare per categorie.

Il che significa che di fronte a qualsiasi esperienza dovremmo capire ogni singola volta di cosa si tratta e come comportarci.

Per esempio, ti bruci a causa del contatto con una stufa rovente e generalizzi l’esperienza dicendo a te stesso che le stufe roventi non vanno toccate.

Se tu non fossi in grado di generalizzare, finiresti per bruciarti ogni volta che ti trovi a contatto con una diversa stufa rovente. Per dirlo in altro modo, non impareresti molto dall’esperienza!

Errori di mappatura

Proprio a proposito del suddetto esempio, Bandler e Grinder, sempre nel loro libro “La struttura della magia” osservano:

Ma se generalizziamo quest’esperienza sino alla percezione che le stufe sono pericolose, e ci rifiutiamo quindi di stare in una stanza con la stufa, limitiamo senza alcuna necessità il nostro movimento nel mondo […]

 

Lo stesso processo di generalizzazione potrebbe portare un essere umano a stabilire una regola come: “Non esprimere i sentimenti”.

 

Nel contesto di un campo di prigionieri di guerra, questa regola può avere un grande valore per la sopravvivenza […]

 

Ma se costui si attenesse alla stessa regola nel matrimonio, limiterebbe il proprio potenziale d’intimità […]

 

Ecco il punto: la stessa regola sarà utile o no a seconda del contesto.

Ci sono mappe e mappe!

Ci sono mappe e mappe

Concludendo, ci sono mappe e mappe!

Ci sono mappe ricche, che ci consentono di notare tutte le informazioni e tutte le distinzioni presenti nella realtà e nell’esperienza.

Ma ci sono anche mappe che perdono di vista informazioni e distinzioni cruciali, e quando perdiamo di vista le distinzioni, abbiamo meno opzioni di scelta.

Ma questo è un argomento che andremo ad approfondire in un prossimo articolo.

La nostra mappa genera il nostro comportamento

La nostra mappa genera il nostro comportamento

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Indice

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La storia di tre coppie
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Anna e Alberto
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Beatrice e Brando
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Carla e Cosimo
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Stessa storia, reazioni differenti

Partiamo proprio dal titolo di questo articolo: “La nostra mappa genera il nostro comportamento”. Ma cosa significa?

In un’articolo precedente abbiamo visto che ognuno di noi crea una propria personale mappa del mondo e che questa è inevitabilmente diversa:

  • Dal mondo stesso, o se preferisci, dalla realtà.
  • Dalla mappa del mondo di chiunque altro.

Sempre nel suddetto articolo abbiamo anche esplorato le implicazioni e le conseguenze pratiche di tutto ciò.

Ora la domanda è; visto che la mappa è diversa dal territorio, il nostro comportamento da cosa dipende, dipende da ciò che accade o da ciò che noi pensiamo sia accaduto?

Come mai persone diverse rispondono diversamente alle medesime situazioni o a situazioni analoghe?

Il solo fatto che ciò accada, ci lascia intuire che il nostro comportamento dipenda più dalla mappa che non dal territorio.

La storia di tre coppie

La storia di tre coppie

Per spiegare come sia la nostra mappa a generare il nostro comportamento, ti porto un esempio tratto dal mio libro “Il potere del linguaggio”.

Ecco la storia.

Anna e Alberto, Beatrice e Brando, Carla e Cosimo sono tre coppie sposate.

In ciascun caso, marito e moglie sono molto legati e abituati a fare tutto insieme.

C’è da dire che le tre signore hanno approcci molto diversi verso la vita.

Anna, per esempio, è estremamente gelosa del marito.

Beatrice, invece, non è gelosa, ma ha un carattere molto apprensivo: è una di quelle persone per le quali cambiare panettiere è un’avventura.

Carla, a differenza delle altre due, non è né gelosa né apprensiva: è serena e contenta della propria vita.

Anna e Alberto

Anna e Alberto

Una sera, Alberto comunica ad Anna che uscirà da solo per andare a vedere la partita a casa di amici e che rientrerà verso mezzanotte.

Anna vorrebbe chiedere al marito di non andare: e se ci fosse un’amante ad attenderlo da qualche parte?

Tuttavia, il buon senso le suggerisce di non menzionare l’argomento, e dunque lui esce, mentre la moglie rimane a casa ad attenderlo.

Arriva la mezzanotte, ma Alberto ancora non si vede. Anna comincia a sentirsi nervosa e lo chiama sul cellulare. Telefono spento!

E mentre il tempo passa, inizia a immaginare il marito in posizione orizzontale dove e con chi… non dovrebbe essere.

Le prime immagini nella sua mente si trasformano velocemente in un film che lei continua a vedere e rivedere.

Verso l’una meno un quarto, Alberto, consapevole dello stato in cui troverà la moglie, infila piano piano la chiave nella serratura.

Riesci a immaginare come proseguirà la serata?

Beatrice e Brando

Beatrice e Brando

Brando comunica a Beatrice lo stesso programma; andrà con Alberto dal comune amico a vedere la partita.

Anche Beatrice preferirebbe che Brando rimanesse a casa: è sabato sera, qualcuno potrebbe bere un bicchiere di troppo e mettersi alla guida! Le strade sono più pericolose del solito.

Ma anche lei decide di lasciare che il marito si rechi al suo appuntamento.

Anche Beatrice, già prima dello scadere della mezzanotte, comincia a guardare nervosamente l’orologio.

A mezzanotte e un quarto, Brando non è ancora rientrato. La moglie, preoccupata, lo chiama. Anche in questo caso, telefono spento!

Allo stesso modo di Anna, anche la signora Beatrice comincia a immaginare scenari possibili, e così come Anna, anche Beatrice vede il marito in posizione orizzontale, ma in una situazione del tutto diversa.

Beatrice vede Brando giacere incosciente sul manto stradale. Intorno a lui, i rottami della macchina distrutta, il cellulare schiacciato sotto le ruote dell’auto.

Anche in questo caso. le prime immagini confuse si trasformano velocemente in un film che lei continua a girare e rigirare nella propria mente, notando continuamente, con preoccupazione e orrore, particolari nuovi.

Verso mezzanotte e trenta minuti, Beatrice inizia a chiamare gli ospedali di zona, ma del marito nessuna traccia. Telefona alla polizia stradale, ma non risultano esserci stati incidenti gravi.

Tremante, dice a se stessa: “Non l’avranno ancora trovato….”

Quando Brando, all’una meno un quarto, rientra a casa… è come se Gesù in persona fosse comparso sulla porta.

Anche in questo caso, puoi immaginare la scena che seguirà tra i due coniugi?

Carla e Cosimo

Carla e Cosimo

Cosimo, come Alberto e Brando, comunica alla moglie il medesimo programma.

Carla, diversamente da Anna e da Beatrice, pensa: «Molto bene. La serata ideale per concedermi un bagno caldo e riposante». E saluta suo marito con un abbraccio.

Come gli altri due mariti, anche Cosimo a mezzanotte non si vede ancora.

Carla, completamente rilassata, sta guardando un film in televisione e non si rende conto dello scorrere del tempo.

A mezzanotte e un quarto il suo sguardo cade sull’orologio, legge l’ora e dice a sé stessa, distrattamente: «Sarà un po’ in ritardo», mentre continua a vedere il film… ma quello in televisione!

Quando Cosimo, all’una meno un quarto, rientra a casa, lei lo accoglie con un bel sorriso e un bacio; «L’ultimo bicchiere di vino insieme? E poi… a letto…?».

Stessa storia, reazioni differenti

Stessa storia, reazioni differenti

Le storie di queste tre signore dimostrano con chiarezza che la situazione è assolutamente identica in tutti e tre i casi, ma lo stato d’animo e il comportamento di ciascuna, al momento del rientro del marito, è assolutamente diverso.

Da cosa dipende questa differenza nel comportamento delle tre signore? Dipende dal modo in cui ciascuna di loro si è rappresentata la situazione e dal significato che ciascuna di loro ha attribuito al ritardo del marito.

Non è stata dunque l’esperienza, bensì la soggettiva rappresentazione dell’esperienza a generare il comportamento.

Il nostro comportamento è quindi frutto della nostra mappa, e se vogliamo cambiarlo, dobbiamo cambiare la mappa.

In un prossimo articolo andremo a vedere come poterlo fare.