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Indice

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Le catene dei liberi
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Chi guida l'autobus?
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Saper usare la mente

Tutti noi amiamo la libertà e ognuno di noi anela alla libertà personale.

È altrettanto vero che tutti sanno cos’è, finché non chiedi loro di definirla :-) perché allora iniziano i guai.

Parlo per esperienza personale, perché è una domanda che faccio spesso alle persone.

E di solito, quello che ottengo come risposta, come dice il mio amico Gualtiero, è lo sguardo della mucca che vede passare il treno.

Lo sguardo disorientato di qualcuno che cerca una risposta che non ha a disposizione.

Anzi, per essere più precisi, ci sono sicuramente delle persone che hanno chiaro il concetto di libertà personale; quelle che la libertà non ce l’hanno!

Ma, oggi come oggi, per la maggior parte di noi, che viviamo in un mondo apparentemente libero, la libertà personale diventa un concetto un po’ più “fumoso”.

Cosa può voler dire “essere liberi”?

Fare quello che si vuole, indipendentemente da tutto e da tutti? Ingenuo, irrealistico e irresponsabile.

Non dover chiedere o rendere conto a nessuno? Nella vita professionale o nella vita personale? Di nuovo, difficile anche solo da immaginare!

E allora?

In questo articolo ti propongo un’interpretazione del concetto di libertà personale interessante e un po’ diverso.

Concetto che voglio introdurre riportando un brano tratto dal bellissimo libro “PNL è libertà” di Owen Fitzpatrick e Richard Bandler, brano che spiega il concetto di libertà raccontando quali sono le “catene dei liberi”

La fonte delle umane sofferenze

«Era una delle più grandi tragedie di tutti i tempi.

Erano stati imprigionati per un crimine che non avevano commesso.

I loro carcerieri si rifiutavano di far sapere loro di quale crimine fossero accusati e, ciononostante, li tenevano comunque prigionieri.

Certo, i loro bisogni più elementari venivano soddisfatti, ma la loro vita era un vero inferno.

Per la maggior parte del tempo venivano torturati e trattati orribilmente.

Venivano insultati continuamente e accusati di essere dei buoni a nulla.

Ogni cosa li riempiva di paure e di angosce.

Erano vittime di incessanti angherie e venivano dati loro così tanti messaggi contraddittori e conflittuali che divennero insicuri, non sapendo più chi fossero e di cosa fossero capaci […]

Venivano continuamente criticati per ciò che facevano.

I loro carcerieri facevano in modo che stessero molto male ogni volta che commettevano uno sbaglio […]

E dunque, chi erano costoro? E chi erano i loro carcerieri?

“Loro” erano il genere umano, e i carcerieri le loro menti».

Le catene dei liberi

La libertà personale. Le catene dei liberi

Le convinzioni limitanti e i modi negativi di pensare e sentire

Stiamo parlando di quelle che lo stesso Owen chiama “le catene dei liberi”; le convinzioni limitanti e i modi negativi di pensare e di sentire.

Insomma, i più comuni e diffusi prodotti delle nostre menti.

Ma come mai ci facciamo così tanto male da soli? Come mai ci sottoponiamo a così tante inutili sofferenze?

Perché continuiamo a farci le famose “seghe mentali” delle quali abbiamo parlato in un articolo precedente?

A titolo esemplificativo, ecco alcune delle più comuni seghe mentali:

  • sensi di colpa per cose che non possiamo più cambiare, o rispetto alle quali magari non abbiamo responsabilità alcuna;
  • ansia e preoccupazione per situazioni future che magari non si verificheranno mai;
  • paura del giudizio altrui;
  • non sentirsi mai abbastanza;
  • raccontarsi la storia della vittima;
  • piangere sul latte versato;
  • eccetera, eccetera.

La schiavitù delle abitudini

Ma le “catene dei liberi” non sono solo queste, ce n’è una grande varietà, per tutti i gusti.

Per esempio, ti sarà sicuramente capitato di voler abbandonare un’abitudine, come quella di fumare o di mangiare troppo.

Oppure, ci saranno sicuramente stati dei momenti in cui avresti voluto acquisire una nuova abitudine, come quella di correre o di mangiare in modo sano.

È sempre stato facile? Probabilmente no.

A proposito delle abitudini, ti voglio raccontare una storia che mi raccontò anni fa il mio amico Pier Paolo Sanna.

La libertà personale. La storia della famiglia Rossi

La storia della

famiglia Rossi

La famiglia Rossi

La famiglia Rossi era riunita in salotto con alcuni ospiti; mancavano pochi istanti alla mezzanotte ed erano pronti a stappare lo spumante.

Avevano mangiato e bevuto in abbondanza e tutti avevano gli occhi fissi, quasi ipnotizzati, sul fuoco del caminetto che faceva danzare le fiamme con una coreografia composta di una varietà infinita di forme e bagliori.

Quando l’orologio scoccò la mezzanotte, annunciando l’arrivo del nuovo anno, stapparono lo spumante e riempirono i bicchieri, brindarono e si fecero gli auguri scambiandosi baci e abbracci.

La signora Rossi sussurrò al marito, mentre lo baciava, «Il prossimo anno dobbiamo fare in modo di passare più tempo con i nostri figli!».

Suo marito, profondamente commosso, fece un leggero cenno con la testa in segno di approvazione.

Quando gli ospiti andarono via, il signor Rossi si confidò con la moglie e le disse: «Il prossimo anno inizierò a studiare l’inglese e andrò in palestra per riacquistare la forma fisica».

La moglie, a sua volta, gli rivelò i suoi piani per l’anno appena incominciato: riprendere il suo vecchio hobby della pittura.

L’atmosfera in quel momento era molto calda e intima, quasi magica.

Visioni, proponimenti, progetti, ottimismo e nuove sfide si potevano toccare con mano: erano nell’aria.

I signori Rossi avevano deciso di cambiare e di condurre una vita migliore e di essere migliori. Non più sprecare tempo davanti alla TV come spettatori, ma attivi sul campo come protagonisti della propria vita.

I propositi dei signori Rossi per il nuovo anno sono talmente buoni che se li ripetono tutti gli anni.

Ma come mai è così difficile fare delle cose facili?

Come mai è così difficile fare cose che dipendono interamente da noi e che dovrebbero essere semplici, come sentirci bene con noi stessi, smettere di fare quello che vogliamo smettere di fare, e cominciare a fare quello che vogliamo cominciare a fare?

Pensaci, dipende tutto dalla nostra mente, o meglio, da quello che facciamo all’interno della nostra mente, da come pensiamo.

E se il risultato del nostro pensare non è il risultato che desideriamo, allora significa che spesso fatichiamo a pensare nel modo giusto.

Forse, vuol dire che non siamo così bravi a usare la nostra mente in modo da ottenere il risultato desiderato.

Chi guida l’autobus?

La libertà personale. Chi guida l'autobus?

A questo proposito, Richard Bandler dice che noi siamo esseri pensanti quando “pensiamo di proposito”, deliberatamente.

Quando invece lasciamo che i pensieri si affollino nella nostra mente come le nuvole durante un temporale estivo, come se vivessero di vita propria, allora perdiamo un po’ della nostra libertà personale.

Relativamente al saper o non saper “pensare volontariamente”, riporto qui di seguito un breve estratto tratto dal libro “Usare il cervello per cambiare” di Richard Bandler.

Da “Usare il cervello per cambiare” di Richard Bandler

«La maggior parte degli individui non utilizza attivamente e deliberatamente il proprio cervello […]

Per esempio, vi è mai capitato di starvene semplicemente lì seduti a occuparvi dei fatti vostri, o di essere profondamente addormentati, quando all’improvviso il vostro cervello vi fa balenare davanti un’immagine che vi spaventa a morte?

Quante volte capita che qualcuno si svegli nel cuore della notte perché ha appena vissuto un’esperienza di piacere estatico?

Se si è trascorsa una brutta giornata, allora più tardi il cervello ce ne offrirà delle vivide repliche, più e più volte. Non basta aver passato una brutta giornata; ci si può rovinare l’intera serata, e magari anche buona parte della settimana seguente.

La maggior parte delle persone non si ferma qui. A quanti di voi capita di ripensare a cose sgradevoli accadute molto tempo fa?

È come se il vostro cervello stesse dicendo: «Su, rifacciamolo! Abbiamo un’ora prima di pranzo, mettiamoci a pensare a qualcosa di veramente deprimente. Forse riusciamo ad arrabbiarci per quella faccenda con tre anni di ritardo».

Avete mai sentito parlare di “sospesi”? Non sono faccende in sospeso, sono finite; è solo che non vi è piaciuto come sono andate a finire.

Adesso voglio che scopriate come è possibile imparare a trasformare la vostra stessa esperienza, e ad acquisire un certo controllo su ciò che avviene nel vostro cervello.

La maggior parte delle persone sono prigioniere del loro stesso cervello. È come se fossero incatenate all’ultimo sedile dell’autobus, con qualcun altro al volante. Voglio che impariate a guidare voi stessi il vostro autobus personale. 

Se al vostro cervello non date qualche indicazione, o viaggerà a casaccio per conto proprio, oppure altre persone troveranno il modo di dirigerlo al posto vostro, e può ben darsi che non si preoccupino troppo di quelli che sono i vostri interessi. Anche se se ne preoccupano, è possibilissimo che si sbaglino!»

Saper usare la mente

La libertà personale. Non usare la mente di proposito
La libertà personale. Usare la mente di proposito

Se tutto questo è vero, e lo è, perché lo sappiamo tutti per esperienza personale, allora la prima cosa da fare è imparare a usare “di proposito” il proprio cervello.

Prendiamo l’esempio delle abitudini da cambiare.

Quello che succede, è che prendiamo delle decisioni con la nostra “consapevolezza conscia”, con quella parte della nostra mente che è la sede  del pensiero consapevole di sé e capace di volizione.

E la decisione potrebbe essere una cosa qualsiasi, come: «Voglio smettere di fumare» oppure «Voglio cominciare ad allenarmi».

Lo desideriamo veramente e magari ci sentiamo davvero pronti al cambiamento, ma poi, la nostra “consapevolezza inconscia”, quella parte della nostra mente che è sede anche delle nostre abitudini, ci riporta sulla vecchia via.

Allora forse potremmo definire la libertà personale così:

Libertà

La capacità di allineare la propria consapevolezza inconscia alla propria consapevolezza conscia.

L’abilità di “pensare di proposito”:

  • diventare consci dei propri pensieri inconsci
  • dirigere volontariamente il proprio processo di pensiero

Però, per poter fare tutto questo dobbiamo diventare consapevoli di “come” pensiamo, di ciò che accade nella nostra mente quando pensiamo.

Quali sono le specifiche attività che svolgiamo nell’atto di “pensare”?

Il fatto è che, quando sappiamo come funziona qualcosa, allora lo possiamo gestire.

E questo sarà l’argomento dei prossimi articoli.

Per il momento ti invito a fare un esercizio molto semplice, ma estremamente interessante.

Esercizio

Per iniziare potrebbero bastarti anche solo cinque minuti.

Trova un luogo tranquillo e siediti in silenzio.

Spegni o metti in silenzioso il cellulare e tutti i “device” che potrebbero essere elemento di disturbo.

Non c’è nulla di particolare che tu debba fare: non ti sto chiedendo di concentrarti sul respiro o sul momento presente.

Stai semplicemente seduto lì e lascia scorrere i tuoi pensieri, così come si presentano naturalmente e spontaneamente.

E osservali, nota ciò che succede all’interno della tua mente.

Come i pensieri si collegano uno con l’altro per associazione, come si annodano tra di loro per poi sciogliersi e cambiare direzione.

Nota se ci sono delle immagini, o se magari ricordi dei suoni. Forse c’è una “voce” che ti parla? È la tua stessa voce o è la voce di qualcun altro?

Cosa ti dici? Ti fai delle domande, ti dai delle risposte?

C’è un’intero universo all’interno della nostra testa.

Esplorarlo è un’avventura interessante che potrebbe riservarti qualche sorpresa.

Prova e fammi sapere smile

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